martedì 23 dicembre 2014

Auguri! Buone Sante Feste 2014-2015



Or la notte s'avvicina
in cui il Santo venne al mondo.
Che la luce Sua divina
ci affratelli a tutto tondo,
Ricerchiam nel Suo messaggio
la ricetta di salvezza:
che ognun diventi saggio
e sparisca ogni amarezza.

domenica 23 novembre 2014

Dàgli all'untore


Stizzite reazioni di maggiorenti, turbati  - nel loro fanciullesco entusiasmo del dì di festa autoconvocato - dalle meditate riflessioni di chi non condivide una gioia artificiale e strumentale:

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Il Presidente del Consiglio Comunale, Rag. Augusto Airoldi, in un post su FB, dopo aver magnificato l'odierna seduta del Consiglio, ha concluso: "Un rimprovero senza riserve ai non pochi Consiglieri comunali assenti"https://www.facebook.com/augusto.airoldi?fref=ts). 

Mi duole duplicare il rimprovero nei Suoi confronti: la mia opinione in merito al gesto "simbolico" odierno era ed è nota; solo per ipocrisia mi sarei potuto presentare ad un evento che non condivido affatto e che ho motivato nel mio dissenso.
Il Presidente, pertanto, rispetti il legittimo dissenso di chi non la pensa come Lui.
O si ritiene, dall'alto del suo scanno, censore dell'altrui pensiero, che si può manifestare anche (direi coerentemente) con una meditata assenza, "simbolica" anche lei?
Il pensiero unico non mi piace, né intendo fare il cortigiano di chicchessia.
Stia tranquillo, Signor Presidente, quando occorre, presenza ed interventi - da parte mia - sono assicurati, anche se fastidiosi.
Buona domenica.

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Una nota, quella dell'Assessora Cavaterra, (http://ilsaronno.it/…/cavaterra-peccato-che-gilli-non-abbi…/) commovente (alla libro "Cuore") ed arrogante allo stesso tempo; non sta a lei indicare che cosa sia "peccato"; è ancora lecito non condividere scelte che si considerano pure illusioni. Neppure il richiamo all'entusiasmo dei bambini è convincente; anzi, è un richiamo strumentale e troppo comodo, per giustificare sé stessi. Ci mancherebbe altro che i bambini, convocati ad una "festa" voluta da adulti non si siano divertiti; alla loro età, è normale. Basta creare a bella posta il "clima", l' "ambiente" e si registra il successo...
Nessun commento, invece,sulle riflessioni contrarie; non bisogna rovinare la festa... 
Mi dispiace, ma con le illusioni non si combina nulla, si alimentano solo false speranze. 
Per fortuna, fino a prova contraria, come dice il codice civile, la buona fede è presunta. 
Non vado alla ricerca di prove contrarie, non ne vale la pena. 
Ognuno difenda le proprie opinioni, senza farsi scudo di altri, soprattutto se piccoli.
E finiamola con questa insopportabile spocchia di sentirsi superiori; la superbia è un vizio capitale.

sabato 22 novembre 2014

Mercanti di illusioni


Oggi, in pompa magna, la cedente Amministrazione, approfittando della ricorrenza della “Giornata mondiale dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza” (UNICEF) ha dedicato il Consiglio Comunale al conferimento della cittadinanza simbolica  ai minori nati in Italia da cittadini stranieri e regolarmente residenti nella nostra città.
Circa 70 famiglie sulle 280 invitate (prima tranche delle 800 potenzialmente interessate) hanno accolto l’invito.
Con questa iniziativa, Giunta e maggioranza “intendono costruire un terreno fertile affinché il governo si attivi per modificare la legge in merito alla cittadinanza. Il dibattito in tal senso è iniziato con varie proposte in esame ma ancora senza tempi certi di approvazione. Come spesso capita la società civile è più avanti rispetto al legislatore, su questo come su altri temi”, spiega diligentemente l’Assessore Cavaterra.
Non condividiamo questa iniziativa, non solo per il non trascurabile fatto che giuridicamente non serve a nulla, ma soprattutto per i significati simbolici che vi sono sottesi.
Anzitutto, i bambini di nazionalità straniera nati in Italia godono di tutti i servizi e di tutte le occasioni che hanno i bambini italiani: principio costituzionalmente garantito, laddove i concetti di uguaglianza, libertà, diritto allo studio ed alla salute sono assicurati dalla Costituzione a tutti, indipendentemente dalla cittadinanza (solo in altri casi la Costituzione riserva specifici diritti ai cittadini, come il diritto di elettorato).
L’acquisto della cittadinanza italiana (peraltro in molti casi vietata dalla legge degli Stati di provenienza, che non ammettono la doppia cittadinanza) al compimento della maggiore età (18 anni) è un fatto normale, ordinario, basta la richiesta da parte di chi abbia da sempre vissuto in Italia.
Si tratta, però, a nostro avviso, di una scelta consapevole, all’interno di un progetto di vita, maturato durante gli anni, in cui il ragazzo-la ragazza – con la propria testa - ha considerato conforme alle sue aspirazioni ed alla sua volontà il diventare giuridicamente cittadino italiano e l’essere incluso anche formalmente nella nostra comunità nazionale.
Poiché di una scelta si deve parlare, altrettanto rispettabile sarebbe la volontà di non acquisire la cittadinanza italiana e di mantenere quella d’origine della propria famiglia, soprattutto se la permanenza in Italia fosse vista non come permanente, bensì solo come temporanea.
Che cosa significa forzare la norma vigente e concedere la cittadinanza simbolica ad una piccola parte, tra l’altro, dei bambini stranieri residenti a Saronno? Un regalo – a quanto pare numericamente non proprio desiderato – che sostituisce con un atto d’imperio la volontà positiva che questi bambini possono formarsi nel tempo, frequentando le scuole ed i loro compagni, giocando con loro, confrontandosi e condividendo la vita di ogni giorno, le abitudini, la lingua, le fatiche, scambiandosi esperienze.
Una scelta, dunque, a ragion veduta, che implica l’accettazione del patto sociale che regge la comunità degli Italiani, della democrazia, della solidarietà, nel rispetto delle diversità, di cui il nostro Paese è così ricco.
Altrimenti – seguendo l’attuale Amministrazione – la cittadinanza (che è una cosa seria, non un titolo onorifico, che attribuisce diritti, ma anche doveri) viene ridotta ad un orpello demagogico, importante più per chi la “concede” (che brutto verbo!) per salvarsi la coscienza, per mostrarsi aperto e solidale, che per chi la riceve, senza un adeguato e convincente percorso formativo.  
Né va dimenticato il sottile significato discriminatorio di queste improvvisate celebrazioni: i bambini italiani non hanno cerimonie di benvenuto, di accoglienza solenne, di attenzione tutta particolare; non si sentiranno trascurati? E le loro famiglie?
Una volta di più, non condividiamo la facile demagogia delle iniziative dell’Amministrazione scadente; anziché unire, come sarebbe opportuno, si fanno distinzioni inammissibili, celate dietro un buonismo di maniera, strumentale e produttore di esiti contraddittori.
Sarebbe stato molto meglio, come da tanti anni, una seduta del Consiglio Comunale dedicata all’infanzia e all’adolescenza in cui tutti i bambini, cittadini e non, trattati alla pari, senza distinzioni pelose di cui i bambini non hanno proprio bisogno, fossero ascoltati e coinvolti tutti insieme in progetti generali di vita comune.

Mercanti di illusioni, non altro.

mercoledì 19 novembre 2014

Il blasfemo si scomunica


L’ennesima scritta blasfema sul fianco del Santuario: non se ne sentiva proprio il bisogno. 
Il problema, tuttavia, non sta nell’offesa a Dio che, nella sua infinita misericordia, avrà già perdonato; gli uomini ne combinano di peggiori. 
Il nocciolo dell’indignazione sta, piuttosto, nell’offesa a chi in Dio crede ed a tutta la comunità dei Saronnesi. 
Non importa a chi appartenga la mano sacrilega (sulla colpevolezza si è già aperto un ampio dibattito, fondato su presunzioni); si tratta di un gesto stupido di un vigliacco ottuso, che si è volontariamente messo al di fuori dell’aggregazione sociale in cui vive; una manifestazione di arrogante prepotenza, che mina ab origine le ragioni del nostro stare insieme, di convivere ordinatamente e nel rispetto reciproco. 
Che società vuole questo solitario “eroe”? 
Una società senza regole, in cui ognuno risponda solo ai propri istinti? In cui vinca il più violento, il più furbo (come crede di essere), il più dissacratore? 
In verità, l’autore (o gli autori) dello sgangherato episodio
è soltanto un asociale, che non sa rapportarsi con gli altri.
Come tale va considerato: è uno scomunicato, ha spezzato voglioso i legami con la sua comunità, imbrattando il più insigne esempio di storia, di arte e di fede della città, simbolo della bellezza voluta dai nostri avi. Iddio e la Beata Vergine dei Miracoli non sono i suoi nemici; il suo nemico è lui stesso nel momento in cui si è voluto emarginare. 
Se ne resti da solo, nel nascondimento; non è libero, deve celarsi, deve scappare. 
Merita soltanto di essere ignorato, la sua peggiore punizione. 
Si rassegni: non conta niente, è un omuncolo pavido e incosciente. I Saronnesi non hanno bisogno di gente così.


mercoledì 29 ottobre 2014

SFRATTATORI TAGLIACALDO: COME FINGERSI MINISTRO DI GRAZIA E GIUSTIZIA



La vicenda dell’Ufficio del Giudice di Pace è sconcertante, sia per l’incoerenza con cui è stata gestita, sia per il pressapochismo e la completa non conoscenza dell’istituzione da parte della scadente amministrazione.
Dopo anni di chiacchiere e promesse, di difesa ad oltranza della presenza a Saronno del Giudice di Pace, la scorsa settimana, in compagnia degli altri cinque Sindaci dell’ex Mandamento, il Sindaco di Saronno ha definito “non prioritario” il servizio dell’amministrazione della giustizia da parte del Giudice di Pace, cosicché, con un’unanimità degna di miglior causa e prova di insensibilità cortomirante, si è rimangiato l’impegno invano assunto solennemente di tenere a carico dei Comuni aderenti questi servizio: ennesimo esempio di incoerenza, pessimamente motivato, con l’inevitabile scusa dei troppi costi (sui quali tuttavia non v’è chiarezza) e dei tagli dei trasferimenti di fondi dal Governo; è sempre colpa di altri.
Non si era ancora spenta l’eco di questa improvvisa e imbarazzante rinuncia alla “giustizia di prossimità” – che tanti problemi causerà ai Saronnesi costretti ad andare a Gallarate, in futuro, senza nemmeno il conforto di un mezzo di trasporto pubblico – che l’Amministrazione saronnese ha inanellato un’altra perla sull’ormai lungo filo della sua collana di insuccessi clamorosi e pasticcioni.
Lunedì, il Giudice di Pace ha trovato i propri uffici chiusi e al freddo; il Comune, infatti, proprietario dello stabile di Via Varese 130, per non spendere più, ha pensato bene di interrompere l’erogazione dei servizi di riscaldamento.
Già, perché evidentemente, in Piazza Repubblica 7, avevano pensato che la rinuncia al Giudice di Pace da parte del Comune di Saronno (e degli altri cinque Comuni sodali) fosse sufficiente per far chiudere immediatamente i battenti all’Ufficio.
Una prova di totale analfabetismo dilettantesco e di ignoranza dell’ordinamento!
Infatti, com’è logico, peraltro, la soppressione di un Ufficio Giudiziario può avvenire solo ad opera di un provvedimento del Ministero della Giustizia, che si esprimerà nei tempi dovuti e con la disciplina del trasferimento dei Giudici, del personale, dei fascicoli, delle competenze.
Fino ad allora, l’Ufficio del Giudice di pace deve continuare a prestare le proprie funzioni nella sede attuale ed i costi dei servizi (le utenze) rimangono a carico del Comune ospitante, che ne potrà richiedere a consuntivo il rimborso al Ministero, come succede  da sempre per legge.
L’Amministrazione saronnese, invece, in un èmpito di onnipotenza, ha proclamato lo sfratto e lo ha eseguito di fatto subitissimo, togliendo anche il riscaldamento ai Giudici di pace! Neanche il preavviso degli otto giorni alla colf!
Manifestazione vergognosa di incompetenza e di maleducazione, onirica sostituzione istituzionale: Sindaco e Giunta si sono sentiti Ministro... 
Quanto al personale, se è pur vero che spetta al Ministero fornirlo, sorge spontanea una domanda: è noto che due dipendenti del Comune di Saronno sono stati avviati ad un lungo corso di formazione per apprendere il lavoro di cancelliere; sarebbero stati messi a servizio dell’Ufficio del Giudice di Pace;  congedato questo in tutta fretta, i due si ritrovano ad aver seguito per nulla un corso impegnativo e torneranno in Comune al solito tran-tran.
Ma allora, nella presumibilmente breve attesa del decreto ministeriale di soppressione e di trasferimento a Gallarate del Giudice di Pace saronnese, non si sarebbe potuto dare una mano a questo sfortunato Ufficio, fornendolo temporaneamente del personale già appositamente formato?
Possibile che il Comune non sia in grado di pagare a tal fine per qualche mese due persone, che comunque – in quanto dipendenti – deve già pagare? Basterebbe una convenzione temporanea tra le due Amministrazioni (Comunale e ministeriale), nella massima trasparenza anche contabile, e l’agonia dell’Ufficio del Giudice di Pace diventerebbe una dignitosa e ordinata fase di transito.
Ma forse chiedere un intervento così semplice ed utile è davvero troppo per un’Amministrazione che è scadente non solo perché prossima alla sua fine: lo spessore è quello che è, come ne ha dato abbondantissime prove.

Pierluigi Gilli
Capogruppo di Unione Italiana




sabato 28 giugno 2014

Tu es Petrus


29 giugno, San Pietro e San Paolo

Tu es Petrus et super hanc petram aedificabo Ecclesiam meam. Et tibi dabo claves regni coelorum. Et ianuae inferi numquam praevalebunt adversus eam.
Duro crederlo, mentre in Iraq sul terreno continuano ad affrontarsi esercito e ribelli sunniti dello Stato islamico dell’Iraq e del Levante (Isis) e, si consuma il dramma della popolazione civile in fuga dalle violenze. Soprattutto la comunità cristiana è vittima di questo conflitto, obiettivo degli attacchi indiscriminati dei miliziani fondamentalisti.
Una drammatica realtà subìta per mano crudele e fanatica dai  nostri fratelli cristiani d'Iraq, appartenenti ad una delle più antiche Chiese apostoliche.
Ma continuiamo a credere fermamente: non praevalebunt.
I Santi Apostoli Pietro e Paolo consòlino ed intercedano; la preghiera secondo l'intenzione di Papa Francesco, successore di Pietro. 

Come domani...


29 giugno 1956, cinquantotto anni fa: quanta strada percorsa da quando ho visto la luce all'ombra del campanile di San Francesco... 
Per fortuna, conservo ancora chiarissimo e grato  il ricordo di Corso Italia 90, delle persone con cui sono cresciuto e dell'atmosfera che si viveva, così diversa dall'oggi. 
Incomincio a sentirmi vagamente come un reduce. 
Ma, a Dio piacendo, spero di ripetermi ancora lungo...
Prosit