domenica 31 maggio 2015

sabato 30 maggio 2015

venerdì 29 maggio 2015

Smemorati e convertiti


Puntuale come la morte, alla vigilia delle elezioni compare il solito foglietto denigratorio, di cui qualcuno ha una vera e propria specializzazione ripetitiva, a cadenza quinquennale.
Un opuscolo del SAC (Saronno al Centro) si diverte a vomitare ingiurie contro gli altri candidati a Sindaco, mettendo in bocca ad anonimi cittadini (“espressioni raccolte tra la gente”) frasi evidentemente studiate a tavolino, peraltro con non poche inesattezze temporali e salti logici.
Facciano pure, sono bravissimi nell’azione diffamatoria, che risponde al preciso dettato in cauda venenum.
Peccato, però, che scagli la prima pietra chi ha peccato (politicamente, sia ben chiaro) e peccato tanto, anche se casualmente finge di non rammentare.
Da dove vengono i santi padri fondatori  di questa lista che di civica ha solo il nome? In che cosa consiste la loro verginità? Dov’erano costoro sino ad un paio d’anni fa? Non hanno rivestito, per caso, la carica di segretario di Forza Italia, che ha portato a due sconfitte brucianti nel 2009 e nel  2010? E come mai non hanno avuto il coraggio di presentarsi in proprio e non tramite un terzo come candidato a Sindaco? Qualcuno non è stato Assessore per cinque anni con il Sindaco Gilli e Consigliere Comunale per almeno otto, nei banchi del PDL? E altri nei pingui Consigli d’Amministrazione di un noto gruppo ferroviario?
Gonfi di solidarietà e di buona, ottima volontà, in prima fila ad ogni manifestazione pubblica, civile e religiosa, inclusi i funerali, sono un po’ smemorati… Sarà lo stress da prestazione.
Ma le fotografie parlano da sole... basta guardarle e si capisce bene, al di là di ogni ragionevole dubbio, chi stia dietro e governi SAC, con dovizia di mezzi.
Lo sguardo amorevole, smodato del Fondatore abbraccia e sovrasta il candidato ufficiale.
Come in uno spettacolo di ventriloqui, che dànno voce ad innocenti manovrati.
La politica è un’altra cosa, non si nutre di maldicenza, di mal represse invidie e gelosie, insufficientemente celate con l’ostentata virtù solidale; noi non abbiamo bisogno di aprire gli archivi, abbiamo ottima memoria.
Tanti auguri al candidato Sindaco di SAC; ottima persona in discutibile compagnia; ha imparato in fretta; nel suo appello agli elettori ha solo parlato male degli altri: argomentazioni formidabili.



Un altro amabile personaggio, amico di lunga data, come si professa, è stato Presidente del Consiglio Comunale dal 1999 al 2004 ed Assessore ai Lavori Pubblici dal 2004 al 2009, quando il Sindaco si chiamava Pierluigi Gilli.
Oggi, com’è suo pieno diritto, sostiene altri, di cui loda spessore e capacità, e rivendica la purezza (magari anche la bellezza, come taluni suoi nuovi sodali) del genuino centro-destra a cui aderisce.
Dà una muscolosa martellata la vigilia delle elezioni, con tempismo da primato; bravissimo come sempre, fonda le sue affermazioni non sulla qualità della sua coalizione, con lo zelo del neoconvertito, ma sulle critiche e sui sospetti (che insinua con dovizia da consumato argomentatore) che la mia coalizione sia votata alla sinistra. È riuscito a strapparmi un sorriso; dare a me, anche indirettamente, del sinistrorso è davvero curioso, fantasioso... (eppure, Lui mi conosce….).
Certamente, rispetto alle primavere di bellezza, che richiamano direttamente l’inno Giovinezza, la mia alleanza è scandalosamente spostata verso il centro; ma il centrodestra vero, senza il trattino, noi lo rappresentiamo coerentemente con le stesse, identiche maggioranze, di cui Dario Lucano è stato convinto partecipe dal 1999 al 2009, in ruoli apicali, quando la sua Lega bien aimée era all’opposizione.
Dov’è, dunque, la differenza? Parliamo di Saronno, richiami strumentali ad altri livelli e acredini personali non c’entrano nulla, sono fuorvianti e servono solo a fare confusione.
La differenza non c’è; noi siamo i moderati di sempre, felici di non urlare e di fare riferimento al Partito Popolare Europeo, ciascuno con le proprie specificità.
Piuttosto, è il nostro contraddittore che ha perso, con i suoi nuovi amici e sodali, un pezzo importante: il centro; gli è rimasta la destra e buon pro gli faccia, è del tutto legittimo¸ vada dove lo porta il cuore.
E non si vergogni, nemmeno implicitamente, di stare dov’è, cioè a destra; non è una bestemmia; ha trovato un’altra casa accogliente, dopo qualche trasloco; il cambiamento, la conversione gli fanno bene; come ha benissimo operato nelle mie Amministrazioni, di cui forse ricorda poco; io continuo ad essergliene grato, ma lo sussurro soltanto, non vorrei metterlo in imbarazzo coi suoi attuali alleati, in una casa dove si agisce istintivamente e di pancia, spicciativamente, con la stessa passionalità del mio ex Presidente ed ex Assessore. Forse si è accasato una volta per sempre ed ha trovato ciò di cui era alla ricerca, provando e riprovando. Primavera di bellezza. Ritorno alle origini.
Facciamocene rispettosamente una ragione: oggi abbiamo a Saronno alleanze politiche omogenee, forse dispersive, ma coerenti al loro interno; La Lega ovviamente voleva cogliere l’attimo favorevole e avere il comando delle operazioni; prima, c’erano fin troppi equivoci, correnti, dispetti. Non tutto il male vien per nuocere, non occorre denigrare i competitori, è di cattivo gusto, di doman non c’è certezza, le parole pesano come macigni, rendono difficile conciliarsi se gli eventi lo richiedono. La prudenza è una virtù, come la misura.  L’essere distinti è una ricchezza, non una iattura.
Ancora un paio di giorni e l’arbitro unico deciderà: i Saronnesi. Che siano rose o che siano spine, avranno comunque ragione loro, è la democrazia, non un destino cinico e baro.
Buona fine settimana, con tanto miele al posto dell’inutile fiele.
E che si vada alla urne!



  

mercoledì 27 maggio 2015

martedì 26 maggio 2015

Primavera o inverno?


Leggiamo su Varesenews le letterali dichiarazioni del candidato Fagioli:
«I saronnesi devono stare attenti a chi oggi si spaccia per centrodestra ma è pronto a portare il voto a sinistra. Siamo gli unici ad aver detto di essere alternativi al centrosinistra mentre altri lasciano sottointendere possibili collaborazioni. Ex pdlellini oggi si presentano come centristi apartitici, mentre centristi di partito renziani con il supporto di Forza Italia vorrebbero acquisire il voto di destra e portarlo a sinistra».
Parole in libertà, di pretto tono propagandistico, in carenza di argomenti, fatta eccezione per slogan triti e ritriti, dalle riserve indiane al martellante urlo "al lupo, al lupo!".
La sua coalizione, tuttavia, ha perso un pezzo: il centro; è rimasta solo la destra; anzi, si è buttata a destra.
Ne rispettiamo, ovviamente, le scelte, che sono tutte opinabili e consentite.
Ma chi ha tra gli alleati una lista che, con dubbio gusto, rievoca primavere di bellezza ossessivamente caratterizzanti un inno alla giovinezza di un passato non certo lodevole con quale credibilità accusa altri di spacciarsi per centro-destra?
Se di spacci si deve proprio parlare, noi vediamo con sconcerto un'involuzione, una deriva con forti tratti ideologici estremi che rende irriconoscibile un partito con il quale ci si era illusi di poter percorrere in comune tratti di strada amministrativa.
Preferiamo rimanere ben saldi nel solco della moderazione come metodo, dell'approccio ragionato ai problemi ed alle soluzioni, senza demagogia e sfruttamento delle paure.
Alternativi alla sinistra, che abbiamo contrastato con competenza e con raziocinio dai banchi dell'opposizione negli ultimi cinque anni, rilevandone l'immobilismo e l'incapacità di governare, e che continuiamo e continueremo a considerare alternativi, com'è nella nostra storia.
Il centro-destra saronnese è qui con noi; è lo stesso centro-destra che ha amministrato per dieci anni la città con buoni risultati, tuttora visibili.
Con la Lega all'opposizione, pronta sempre a dire solo no, acriticamente.
Al di là dei nominalismi, che lasciano il tempo che trovano e che fungono da specchietto per le allodole, noi portiamo come biglietto da visita una consolidata esperienza amministrativa; chi si autopromuove e non ha altro da dire che insinuazioni maliziose e fuorvianti, invece, ama mostrare i muscoli ed offre esclusivamente una gerla di no. 
Primavera di bellezza o inverno di  demagogia?
I Saronnesi non hanno bisogno di richiami e di avvertenze: lo hanno già capito.
  


lunedì 25 maggio 2015

La leggenda del santo groviera


A fronte di una conclamata scarsità di argomenti e di competenza, di chi si limita a sognare una "Saronno colorata" (che cosa significa....) o tuona monotematicamente sulle riserve indiane, hanno ripreso a circolare scorrette e false leggende su inesistenti buchi di bilancio delle mie amministrazioni 1999-2009 e su un tanto nostalgicamente rievocato, mitico tesoretto.

I ripetitivi insinuatori, che celano dietro queste stupidaggini la loro insipienza ed un'inesusta voglia di maldicenze, straparlano di contabilità pubblica ed ingannano i concittadini. Non risulta che, dopo tanti anni, sia mai stato fatto un rilievo dalla Corte dei Conti.

Ripetiamo, quindi, per fare chiarezza, quanto già spiegato e rispiegato anni fa, ma tuttora bellamente ignorato dagli oscuri denigratori.
 
Purtroppo, la scienza dell’amministrazione insegna tutt’altra cosa;principio fondamentale (e logico, direi) è che gli Amministratori devono chiedere il minimo possibile ai Cittadini per gestire la città e, conseguentemente, devono spendere possibilmente tutto ciò che hanno chiesto per realizzare il bilancio annuale.

Non vi sono risparmi nella contabilità pubblica, non vi devono essere, perché se si avanza qualcosa, vuole dire che o 1) si sono sbagliate le previsioni e si è chiesto ai cittadini di pagare di più del necessario o 2) non si è stati capaci di impegnare e spendere le somme chieste ai cittadini.
L’avanzo di amministrazione, dunque, non è un risparmio, ma è la provadell’incapacità più o meno alta di amministrare; non è un utile come in un bilancio privato, è una manifestazione di inefficienza.

Quindi, se è vero che l’Amministrazione Tettamanzi lasciò una discreta somma al suo termine, vuol dire che non era stata in grado di governare in modo adeguato, vuol dire, soprattutto, che aveva aumentato l’ICI ed introdotto l’addizionale IRPEF senza riuscirne poi a spendere il ricavato: che bisogno c’era, allora, di tartassare i cittadini?

Da dove venivano questi falsi risparmi? Senza voler dare lezioni di contabilità pubblica e limitandomi a definizione molto sommarie, dai residui passivi (cioè dalle somme impegnate e non pagate entro il termine dell’esercizio = è stata stanziata a bilancio una certa somma per p.es. un’opera pubblica, poi questa non è stata realizzata e, quindi, non pagata),dalla mancata contabilizzazione dei risparmi sulle opere pubbliche (per un’opera pubblica si è stanziato, ad es., 1.000.000,00 di €; alla sua conclusione, tra ribasso d’asta ed altri minori costi, è costata 900.000,00 €; occorre il collaudo per la contabilità finale, che in questo caso rimette in gioco 100.000,00 € disponibili), dalla mancata devoluzione ad altri scopi di residui di mutui già pagati.

Nel 1999-2000, la mia Amministrazione dispose una rigorosa ricognizione dei residui passivi , che si concluse con la pulizia del bilancio e con la scoperta (ma tale non era!) di una disponibilità di qualche miliardo di lire: i soldi c’erano, bastava volerli trovare, bastava che gli Uffici facessero il loro dovere, bastava che i collaudi non attendessero anni per essere fatti, bastava che si chiedesse alla Cassa Depositi e Prestiti (allora l’unica di fatto a concedere mutui agli Enti Locali) di spostare dei residui di mutui già pagati e rimasti inutilizzati al finanziamento di altre opere (si scoprirono avanzi di vecchissimi mutui risalenti addirittura agli anni Cinquanta; peccato che, nel frattempo, l’inflazione li avesse pressoché azzerati; peccato che le somme in cassa sono obbligatoriamente depositate presso la Tesoreria Unica Nazionale, che non dà un centesimo di interessi sulla giacenza).

Dunque, di non di tesoretto si trattava, ma di monumento all’inefficienza; questi soldi – dei Saronnesi – c’erano già, da anni, e dovevano essere usati sia per nuove opere e nuovi servizi, sia per ridurre la pressione fiscale (l’ICI sulla prima casa, nei primi cinque anni della mia Amministrazione, passò dal 5,2 per mille al 4,0 per mille).
Quei soldi, tolti dalla ragnatele dell'incuria, sono serviti per eseguire una montagna di opere pubbliche tuttora esistenti, malgrado le mancate manutenzioni dell'uscente amministrazione; sono stati puntualmente impiegati per dotare la città di nuove strutture (da Villa Gianetti alla Sala Vanelli, al Liceo Classico, al nuovo Centro Socio Educativo, alla Comunità Alloggio per i disabili, al rifacimento di moltissime strade, ecc., ecc.).

Oggi la situazione economico-finanziaria dei Comuni è ben altra cosa; il sistema dei Comuni ha dato il più alto contributo al risanamento delle finanze pubbliche; il patto di stabilità, i sempre minori trasferimenti dallo Stato, i sempre maggiori servizi imposti ai Comuni, la gravità generale della contingenza economica, l’enorme diminuzione degli oneri di urbanizzazione, la difficoltà ad assumere mutui pesano enormemente e costringono ad una politica di bilancio al limite della sussistenza, come tutti gli Amministratori, di ogni colore e di ogni provenienza geografica, denunciano quotidianamente.


Reperire nuove risorse è impresa titanica, sicché governare si è reso molto più difficoltoso e complicato; le promesse elettorali, poi, corrono il rischio di rimanere sogni irrealizzabili, come i dieci grandi progetti evocati dal programma Porro, di cui nemmeno uno è stato realizzato.

Oltretutto, c'è poco da stare allegri: negli ultimi mesi... la Giunta uscente ha approvato delibere di cui mancava il finanziamento e contro il parere del Ragioniere Capo (a noi non era MAI successo): basta andare sul sito del Comune e leggere, se ne scopriranno delle brutte...

Di certo, chi arriverà in Municipio dopo le elezioni, dovrà fare attente verifiche; speriamo di non trovare un santo groviera.