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lunedì 14 marzo 2011

Ricami (35): 16 aprile


Il 15 aprile scadrà il periodo in cui è consentito l'uso dei riscaldamenti (15 ottobre-15 aprile, salvo inclemenze meteoriche).
Dal 16 aprile, si suppone che la qualità dell'aria migliori nettamente, spenti finalmente i termosifoni: è il riscaldamento, infatti, il principale fattore di inquinamento, com'è noto a chiunque, con inoppugnabili prove scientifiche.
Che succederà il 16 aprile? Venuto meno l'apporto inquinante maggioritario, i 30 all'ora resteranno in vigore? Per sicurezza, questa volta? 
Temo che in Piazza Repubblica 7 quest'idea di prorogatio all'infinito sia molto popolare tra i provvisori Reggenti: si sono innamorati dell'Idea, si sono compiaciuti dell'Ideologia che hanno avuto la ventura di applicare.
Peccato che l'ordinanza, anche nella sua forma reiterata, appaia ancora assai carente sotto il profilo della motivazione; l'ordinamento consente alcuni rimedi, dal ricorso al T.A.R. (fin troppo complesso), al ricorso straordinario al Capo dello Stato (tramite il Ministero delle Infrastrutture e Trasporti): sarà bene incominciare a pensarci seriamente.

Lampi (1): il Trentello


Prorogato il divieto di superare i 30 km all'ora sino al 15 aprile: per consolarci, beviamoci sopra. 
Moderatamente, beninteso: nei limiti del Codice della Strada.
Saronno città del Trentello.
Prosit!
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Inizio con questo post una nuova rubrica, di carattere sostanzialmente grafico ed immediato: un'impressione, un  lampo, appunto, il più delle volte semiserio, ironico e/o sarcastico, senza troppe parole, che - possibilmente - faccia sorridere: perché "ridendo, castigo mores" (o, nelle intenzioni, ci provo). 
I lampi uniti al lime, l'esotico limone, il cui succo accomuna freschezza e acidità...
Grazie per la paziente attenzione. 

domenica 6 marzo 2011

Ricami (32): profondo rosso


Restyling del sito istituzionale del Comune di Saronno.
Il nuovo colore predominante è il rosso, come peraltro nel già rinnovato “Saronno Sette”.
Normalmente, si usano i colori araldici del Comune nelle sue rappresentazioni grafiche: per Saronno, sono il bianco e l’azzurro, da tempo immemorabile.
Tuttavia, bisogna progredire e, notoriamente, il progresso risiede a sinistra, dove stanno i sedicenti migliori.
Il rosso, quindi, come segnale politico subliminale (ma non troppo) deve predominare, egèmone.
A quando il piacere di veder garrire una bella bandiera rossa sugli edifici municpali?
Peccato che lo stesso colore, il rosso, non predomini anche quando ce ne sarebbe motivo: arrossire di vergogna.
Sarebbe adattissimo alle illuminate Giubbe Rosse che provvisoriamente detengono il Municipio.

sabato 5 marzo 2011

Un'occasione perduta


Mi è stato riferito da più parti – e anche con dettagliate e-mail – che la Conferenza “Saronno tra emergenza e un nuovo mondo possibile” organizzata dall’Assessorato all’Ambiente e Sistema della Mobilità come dibattito sull’ordinanza per il contenimento delle emissioni in atmosfera lo scorso 3 marzo è stata monoindirizzata e non ha consentito il dibattito, per il quale molti dei presenti avevano forti aspettative; di ciò v’è traccia  sulla stampa (http://www3.varesenews.it/saronno_tradate/articolo.php?id=197537) e nelle discussioni in Facebook.
Potrei dire, se avessi voglia di polemica, che già il titolo della conferenza (“un nuovo mondo possibile”) era di per sé indicativo dell’impostazione fideistica, celebrativa ed esornativa sottesa.
Ma siccome la Quaresima si avvicina, mi mordo la lingua (rectius, non intingo il pennino nel calamo) e mi limito ad osservare che – come non ho motivo di dubitare dalle parole pervenutemi – si sia trattato dell’ennesima occasione perduta.
Individuato il problema, è lecito che ci si propongano soluzioni diverse e che ci si confronti su di esse; tra l'altro, le soluzioni non devono essere per forza alternative, ma possono benissimo completarsi le une con le altre.
Purché si sia onesti intellettualmente e si sappia ascoltare anche chi ha rimedi differenti da proporre e non si organizzino conferenze a senso unico.

Inutili forzature, che esasperano gli animi, preludono agli arroccamenti e non producono alcun risultato valido per tutta la comunità; servono solo ad accontentare una parte.
Intanto, l’ordinanza sta facendo la fine delle grida manzoniane: sebbene io circoli poco con la vettura, ho l’impressione che i rispettosi del noto limite siano ormai una modesta minoranza.
Forse non basta ordinare, occorre anche creare i presupposti condivisi affinché il provvedimento non sia percepito come un’ennesima elucubrazione del potente del momento.
Buona domenica. 

martedì 1 marzo 2011

Ricami (31): Il Santo e l’Angelo


Consiglio Comunale di ieri sera, prima parte: sindaco silente e purpureo, maggioranza impallidita allorquando si fanno notare errori ed imprecisioni nell’adottando nuovo statuto della fondazione per il teatro, tali da renderlo parzialmente illegittimo. 
Ardite perorazioni verbali su argomenti non pertinenti ed impertinenti di svariati esponenti della maggioranza, per deviare l’attenzione (cui  la Lega si unisce inconsapevolmente, cadendo nel trappolone oratorio e mettendoci del suo); cronometrica, federzoniana, prussiana conduzione di un Presidente sempre più algido.
L'onnisciente Santo Assessore – more solito – sulle documentate osservazioni di Unione Italiana s’intestardisce, ragiona di urgenza; nel palese imbarazzo, l’Angelo delle leggi e dei sacri testi improvvisa un’arringa debole e non convinta, a sostegno di un atto sgangherato e deficitario, lamentando che l’opposizione non proponga lei stessa il provvedimento riformato, quasi che sia còmpito della minoranza predisporre le proposte di deliberazione da sottoporre al Consiglio Comunale, non – com’è da che mondo è mondo – dell’Amministrazione; il potentissimo segretario democratico fatica a mimetizzare il proprio imbarazzato dispetto per l’ennesima figuraccia formale, assumendo una pigmentazione facciale paonazza.
Ovviamente, con la forza dell’arroganza congenita, la maggioranza respinge compatta come un sol uomo (stringiamci a coorte!) sia la questione pregiudiziale sollevata da Unione Italiana, sia la ragionevole e collaborativa proposta di rinviare di una settimana – senza necessità di altra convocazione del Consiglio – l’approvazione della delibera, una volta che vi siano state apportate le necessarie correzioni per renderla legittima.
Avremmo votato a favore del nuovo statuto della fondazione per il teatro, condividendone l’impianto e gli scopi; purché fosse formalmente a posto, non infarcito di stravaganze illegittime come il “comitato di nomina”, evidente espediente spartitorio.
Abbiamo capito: è inutile anche collaborare, nel rispetto dei ruoli; la maggioranza, conscia di essere vera minoranza in città, si ama, è autoreferenziale, non vuole nessun contributo da altri, ha i suoi angeli e i suoi santi, è autosufficiente, non si mischia, si bea seriosa fin che dura.
Sarà accontentata.
Per il resto, gli "altri", l’è sprezzo.

mercoledì 22 dicembre 2010

La luna di miele è finita



Un brutto Consiglio Comunale, ieri sera, che ha segnato una svolta.
Una delibera, riguardante il teatro, è apparsa come al solito molto pasticciata e superficiale, nonostante la gelida ed ingessata rassicurazione data dalla nuova Cassazione nostrana, l’organico Segretario Comunale ed una santo assessore, con una visione molto sui generis e stiracchiata delle norme.
Un’altra, sulle rette degli asili-nido, sbandierata come potente presidio dell’equità, fortemente voluto dall’Amministrazione come segnale di inversione di tendenza, si è rivelata una burla: per indorare la pillola di aumenti generalizzati, si è deciso di accrescere notevolmente la retta degli utenti più facoltosi; principio di per sé comprensibile, ma di alcun significato nella pratica, per una previsione di maggiore entrata di € 10.000,00 su una spesa a carico del Comune di quasi 1,1 milioni di €; pura demagogia.
Una terza, sulla riduzione del 50% dei contributi per l’assistenza domiciliare agli anziani, molto dolorosa per tutti, ma superabile con il reperimento di altre risorse (una cifra nemmeno impossibile, basterebbero 40-50.000,00 €), come – p.es. – il rinvio di opere non indispensabili (quale l’ormai famosa tettoia attrezzata per il ricovero delle biciclette dei dipendenti comunali, di cui una maggioranza con l'ossessione del velocipede mena vanto).
Naturalmente, la causa delle ristrettezze è stata comodamente individuata dalla maggioranza nel Governo e nell’Amministrazione precedente, quasi che l’attuale situazione mondiale sia florida.
Siamo perfettamente consapevoli della gravità del momento; sappiamo benissimo che sarà già una cara grazia riuscire a mantenere adeguato il livello quali-quantitativo dei servizi sinora erogati dal Comune, lo abbiamo ripetuto sino alla nausea durante la campagna elettorale; riconosciamo che l’attuale Amministrazione naviga in acque perigliose, come tutti gli Enti Locali, né vogliamo tirarci indietro.
Riteniamo, tuttavia, che si debba anzitutto cercare – nel limite del possibile – di privilegiare il settore sociale, realisticamente, rinunciando a qualche operazione di facciata o ideologica, a qualche costoso esperimento salino, a qualche allestimento di nuovi uffici nel palazzo municipale a beneficio assessorile: dobbiamo tutti rimboccarci le maniche.
Ecco perché sono suonate stridenti le entusiastiche dichiarazioni di una Consigliera di maggioranza, che ha proclamato orgogliosamente che “ci stiamo riuscendo” a cambiare le cose; come pure sono apparsi fuorvianti e di molto sopra le righe alcune incursioni verbali del Sig. Sindaco, di cui nessuno mette in dubbio l’impegno e la buona fede nelle difficoltà, ma che si è cimentato in prediche moralistiche e minacciose, irrispettose se non a tratti personalmente offensive, dimostratrici di una non creduta e sorprendente intolleranza per le opinioni altrui (peraltro spalleggiato da una conduzione sempre più federzoniana dei lavori dell’assemblea).
La luna di miele è dunque malinconicamente terminata; rimaniamo responsabilmente pronti a dare tutti i contributi possibili per l’amministrazione della città, anche dai banchi dell’opposizione; ma non a prendere schiaffi, ma non a trangugiare beveroni demagogici, ma non a farci mettere in istato d’accusa da revanchisti  inaspettatamente vendicativi, che affrontano in modo incompetente una situazione che dovrebbe unire, non dividere, ma non a sopportare omelie populistiche pronunciate con insofferenza da chi (forse) si è reso conto di quanto sia più complicato amministrare che sognare, dopo dieci anni di confortevole panchina in minoranza.
La maggioranza rivendica (legittimamente) di decidere? Decida, è il suo còmpito; senza pretendere, però, che l'opposizione le batta sempre le mani e che le si accodi come un docile cagnolino.
Le minoranze hanno una testa, un pensiero, un'etica (e discrete competenze) e sono libere di condividere, di suggerire, di non essere d'accordo: senza l'incubo di essere ripresi come scolaretti da maestri che tali non sono.
Buon Natale, nonostante tutto.

venerdì 3 dicembre 2010

Ricami (20): terapia d’urto



La salute è il bene più prezioso; senza salute si fatica; lo sa bene chiunque.
L’argomento è di attualità, visto il clamore del gossip derivante dalla pubblicazione di documenti riservati da parte di Wikileaks, da cui esce un’immagine malata del Presidente del Consiglio (speriamo che, invece, stia bene).
L’inverno è cominciato in anticipo, stagione di facili indisposizioni.
Ne è già stata colpita anche la sinistra maggioranza obamica saronnese: viste le pessime figure nelle ultime due, recentissime sedute del Consiglio Comunale, il bollettino medico riguardante la sua salute volge decisamente al pessimismo: una maggioranza con la febbre alta e in istato confusionale.
Un’aspirina non basta; occorre una terapia d’urto, un forte ricostituente: il Sig. Sindaco-medico (che sembra il più sano, almeno per l’indubbia buona volontà) prescriverà alla sua compagine sbandata una fleboclisi di competenza, di cui si è dimostrata sinora l’assoluta carenza?
Anche un ciclo di cure idropiniche termali con la somministrazione di Acqua Santa di Chianciano sarebbe utile e benefico per il sollievo del fegato e dell'apparato gastroenterico della maggioranza, tormentata da acuti mal di pancia.
Si attende la ricetta prescrittiva; non ci sono costi, ci pensa il Servizio Sanitario Nazionale.

giovedì 18 novembre 2010

Bufale milionarie



Il dibattito sulle sorti dell'Università dell'Insubria a Saronno si è infiammato; l'autore della nota su questo argomento, comparso sul periodico della lista Tu@Saronno è intervenuto su Facebook e sono seguiti commenti.
Uno di essi mi ha molto colpito per l'assurdità; un tale, con un soprannome di fantasia, scrive: "Tuttavia oggi i soldi sono finiti... già da quando aveva chiuso l'Amministrazione uscente (la  mia), che tra l'altro aveva criticato come incapacità del fare il fatto che Tettamanzi avesse lasciato nelle casse del comune 80 milioni. Forse, se Saronno ha voluto cambiare è anche per quello".
80 milioni???
Ma chi dà queste "informazioni" ... fantasiose, da leggenda metropolitana???
Mettiamo i puntini sugli i: nel 1999, disposi subito una verifica dei residui passivi e delle somme rimaste da stanziamenti per opere già concluse, poiché ero a conoscenza dell'esistenza di notevoli fondi rimasti "congelati". Nessuna sorpresa, quindi, se si trovarono circa 8 miliardi di lire (circa 4 - quattro - milioni di €, non 80 - ottanta - !!!!), tra cui residui di mutui addirittura degli anni '50, per cui non era mai stata chiesta la devoluzione, risparmi su opere terminate da anni e non contabilizzate, ecc., ecc., poiché gli Uffici erano come compartimenti stagni e non si scambiavano le informazioni. 8 miliardi già in cassa, che attendevano solo di essere messi in circolo e spesi.
Mi domandai - allora - perché mai nell'anno antecedente le elezioni fosse stata introdotta l'addizionale IRPEF, quando non ce n'era proprio bisogno: i soldi c'erano già, bastava volerli trovare.
Quegli 8 miliardi di lire furono investiti in diverso modo: per Villa Gianetti, per il Seminario, per la seconda parte di Corso Italia e Piazza San Francesco, per altre strade, per chiudere transattivamente dopo decenni alcune cause per espropri risalenti agli anni '70 (il Comune era stato condannato a pagare indennità salatissime), una miriade di microinterventi, ecc., ecc.
Mi fermo qui.
Eppure... si tratta di informazioni note e stranote.
Consiglio la lettura di un mio intervento su questo blog, risalente al 2 giugno 2009; lo si trova a questo indirizzo: http://pierluigigilli.blogspot.com/2009/06/proposito-di-danaro-lasciato-dalle.html
Non ho altro da aggiungere, se non rammentare che, a Dio piacendo, ho tuttora una memoria di ferro e so riconoscere le bufale.
Qualcuno, evidentemente, ci casca inconsapevolmente; altri ci fanno cascare gli altri...
Le bufale sono notoriamente sempre "più" incinte da tempo immemorabile.
Amorosamente allevate laddove imperava un sistema apparentemente finito nel 1989 con la caduta del muro di Berlino, le "bufale" erano però entrate definitivamente nel DNA dei "sinceri democratici", che - seppure con più sofisticate maniere dovute all'evoluzione dei mezzi di comunicazione - non hanno mai dimenticato che la loro fonte d'ispirazione e di azione rimanga la "Pravda", che in lingua russa significa "verità".
Le verità da Pravda continuano imperterrite a prosperare.
Sono "intelligenti", cioè sanno "leggere" "dentro" (intus legere) per vellicare la mai inesausta propensione dei cittadini a criticare ed a individuare i colpevoli di qualcosa. 
Sanno leggere dentro agli altri, beninteso; dentro di sé non leggono, non ce n'è bisogno: sono comunque "i migliori" per definitionem: parola loro!

mercoledì 17 novembre 2010

Saronno: la ghigliottina sull'Università dell'Insubria?


Dopo gl’interventi sulla stampa del Sig. Sindaco e dell'autorevole Consigliere Proserpio in merito alla presenza dell’Università dell’Insubria a Saronno, interventi che hanno sollevato perplessità ed un dibattito sui giornali (si veda, ad es., il magistrale fondo di Rosy Brandi su “La Prealpina” di mercoledì 17 novembre 2010), non posso non osservare:
1) L’Università a Saronno costituisce una ricchezza, sicuramente ampliabile, che attribuisce un valore aggiunto della già consistente offerta formativa scolastica ed alla cultura in generale della nostra città, altrimenti destinata ad essere un mero grosso paese privo di ambizioni e di vivacità;
2) I costi sostenuti per la riqualificazione del complesso del già Seminario sono stati ben spesi perché l’importante proprietà comunale, acquistata in uno stato di fatiscenza, è stata resa agibile, confortevole ed usabile; per fortuna l’investimento è stato fatto in un’epoca in cui i soldi non mancavano, altrimenti oggi anche questo edificio farebbe la fine di Palazzo Visconti. In ogni caso, anche se se ne dovesse mutare l’uso, il complesso è pronto e funzionale, senza necessità di ulteriori spese; d’altronde, l’attuale confermato Segretario del PD nel 2000 pronosticò che la restaurata Villa Gianetti sarebbe stata uno scatolone vuoto: si è visto… Oggi c’è chi fa la fila per ottenerne l’uso…
3) L’Università paga un canone volutamente simbolico, ma si accolla tutte le spese per la gestione dell’edificio (riscaldamento, luce, acqua, gas, pulizie, ecc.); se fosse costretta ad abbandonare Saronno, tutte queste spese passerebbero a carico della spesa corrente del Comune, che difficilmente riuscirebbe a farsele rimborsare da eventuali nuovi inquilini (associazioni?) o vi dovrebbe provvedere in proprio se vi sistemasse uffici comunali o paracomunali (biblioteca, teatro, ecc.): con quali soldi, se l’Amministrazione continua a piangere miseria?
4) Altre città non capoluogo di provincia, come Busto Arsizio, non solo ospitano gratuitamente sedi distaccate dell’Università dell’Insubria (o prestigiosi musei di arte moderna), ma dànno notevoli contributi economici all’Università stessa, riconoscendone la valenza culturale, e sarebbero dispostissime ad accogliere agli corsi di studio;
5) Certamente la scelta di avere una sede universitaria costituisce un investimento a medio-lungo termine, che non è valutabile con il gretto provincialismo e l’ultraliberismo moralista di conteggi suggestivi, ma strumentali e presentati demagogicamente, come quelli letti sul periodico di Tu@Saronno, ove non si esita a definire l’Ateneo zavorra e spreco mortale . E poi e si propongono riusi alternativi, senza valutazione alcuna dei nuovi costi per le casse comunali; vi si vorrebbe forse spostare le uniche due scuole dell’infanzia che occupano locali condotti in locazione (Matteotti e Arcivescovile), quando – p.es. – c’è la scuola di Via Filzi vuota? Si vorrebbero mischiare bambini in tenera età con “altre scuole”? Quali? Elementari e medie inferiori, posto che le medie superiori sono di competenza della Provincia, che paga direttamente il canone di locazione per la sede distaccata del Liceo Scientifico (il Comune non c’entra). Si vorrebbero forse concentrare nel già Seminario scuole diverse per età e tipologia di corsi? E i problemi logistici e organizzativi?
6) Certamente l’Università deve fare a sua volta degli sforzi per radicarsi di più a Saronno; è notorio che norme restrittive impongono limiti alle Università sulle sedi distaccate e sulla creazione di corsi specialistici, come quello biennale in scienze motorie; si tratta di norme superiori, non facilmente contrastabili ed aggirabili. Nel 2008, la mia Amministrazione già sollecitò in tal senso il Magnifico Rettore, che non nascose i problemi derivanti dalla riforma universitaria. Tuttavia, l’Università potrebbe rendere la sede di Saronno un luogo privilegiato per l’organizzazione di master e corsi specialistici residenziali in ogni disciplina, approfittando della facilità di raggiungimento del già Seminario tramite i mezzi pubblici e, in un futuro non molto lontano, della possibilità di alloggiare temporaneamente i corsisti nella foresteria in fase di ristrutturazione;
7) Certamente l’Università – che non ha stipulato alcun contratto con il Comune per gli spazi di cui ai restauri del secondo lotto, quindi già ora nella disponibilità libera del Comune – dovrebbe rapidamente decidere se chiedere di espandersi anche in questi notevoli spazi; diversamente, il Comune potrebbe benissimo utilizzarli per altri scopi compatibili, senza alcun problema (ma ne è consapevole l’Amministrazione??); perché, p.es., non organizzare un servizio di mensa, aperta anche al pubblico generico, posto che esistono già ampi locali a ciò adibibili? A costo zero, basterebbe dare in appalto la gestione, magari al Centro Cottura del Comune; se ne ricaverebbero un canone di locazione e anche delle royalties a beneficio delle casse comunali e si fornirebbe la città di un servizio utile e a buon mercato!
Ma l’Amministrazione, nel suo immobilismo, vuole continuare scientificamente l’opera di smantellamento di quanto ricevuto in eredità, con evidente pregiudizio ideologico e spasmodico desiderio di darsi un’immagine ed un’identità (che non ha).
Mi sembra un vero errore; le Amministrazioni 1999/2009 non hanno deliberatamente smantellato nulla di quanto ho ereditato da Angelo Tettamanzi, anzi, hanno portato a termine alcuni suoi progetti incompleti (come ad es. la Scuola Elementare Pizzigoni, dopo aver ricondotto a sostenibilità il progetto, tecnicamente sbagliato e il Sindaco di allora ben si guardò dall’inaugurarla, non era idea sua); semmai, si può sempre migliorare, senza immaginarsi improbabili autori della palingenesi.
Saronno, nel cinquantenario del conseguimento del titolo di città, è una città, non un paese, men che meno uno strapaese. O no?
Per concludere, lo Sportello Immigrazione, altro presunto vanto dell’Amministrazione Porro/Valioni, tanto da aver conquistato un banner in prima pagina sul sito istituzionale del Comune: non è una novità, perché fu introdotto dalla mia Amministrazione di centrodestra  nel remoto 2001 (http://www3.varesenews.it/saronno_tradate/articolo.php?id=39646), prima in tutta la Provincia, ampliato agli altri Comuni circonvicini nel 2004, con ottimi risultati (http://www3.varesenews.it/saronno_tradate/articolo.php?id=580).
Oggi ci si vuol far credere che si tratti di un segno della nuova sensibilità dei nuovi Amministratori dopo anni di trascuratezza colpevole dei loro predecessori, beceramente di destra: l’unica novità, peraltro imposta dalle leggi Brunetta e in materia di immigrazione, è il servizio online, che nel 2001 era impensabile e privo di regolamentazione; il Comune ha semplicemente fatto il suo dovere, tramite il medesimo, ottimo funzionario.
Niente di nuovo sotto il sole, dunque, se non l’ennesima prova del tentativo di appropriarsi di iniziative altrui; per fortuna, i Saronnesi, come chi scrive, hanno buona memoria.

domenica 24 ottobre 2010

Ricami (12): commissione o commistione?


Festa del Trasporto, la 276ª; nella sua imminenza, il pensoso Segretario locale del P.D., Nicola Gilardoni, circa l’uso futuro di Palazzo Visconti, propone:

«1 Una pinacoteca, collegata alla Brera Dispersa di Milano.

2 Un museo locale, per raccogliere testimonianze storiche e archivistiche, con

3 spazi per mostre, esposizioni e grandi eventi.

4 Un centro polifunzionale destinato alle realtà associative e del mondo giovanile.

5 Un Palazzo dei Saperi, per ospitare iniziative di formazione legate a nuove tecnologie e linguaggi, in collaborazione con il mondo dell’Università con particolare attenzione ai giovani.

6 Un centro polifunzionale culturale che ruoti attorno alla scelta del palazzo come sede dell’Unitre.

7 Una nuova biblioteca.

8 Un incubatore, infine, di imprese o di servizi per il territorio».

Un inedito octalogo: si tratterebbe, infatti, di 8 (otto) diverse tipologie di uso, ognuna richiedente spazi dedicati.

Il Palazzo, per la sua struttura, non ha le dimensioni della Reggia di Caserta: come mettervi dentro tutte queste cose? Mi sembra fisicamente impossibile. A meno che non si decida di costruire anche una nuova ala o di mantenere l'ex caserma dei VV.FF. (che non basterebbe comunque).

Silenzio sulle risorse ingenti da investire per il recupero dello storico edificio. Silenzio anche sul problema della gestione, una volta eseguito il ricupero: quanto costerebbe? Chi la pagherebbe? Quanto inciderebbe sulla spesa corrente del Comune? A quali sponsor verrebbe ceduta e in che proporzione?

Mi sembra che ci sia un eccesso di "idee", sintomo di palese confusione o di artate fumisterie per distrarre l’opinione pubblica da altri, più seri e concreti problemi.

Il Segretario del P.D. propone una Commissione per Palazzo Visconti, all’insegna – naturalmente – della partecipazione? Si faccia pure, anche se si ha l’impressione che sarà l’ennesimo porto delle nebbie.

Sarà comunque in grado, codesta Commissione, di evitare la commistione di usi e di ruoli, di cui è spia evidente l’octalogo sopra descritto?















giovedì 21 ottobre 2010

Professori e alunni


L’amico Nicola Gilardoni, con il passar degli anni, non cambia mai: forse perché ha iniziato la sua carriera politica in un partito elitario e propenso a dare lezioni, il PRI (di cui peraltro rimpiango la tradizione di serietà), fa in fretta a salire in cattedra e a dispensare voti; voti di profitto, come a scuola, non voti elettorali, di cui – come ben sa – è solo provvisorio e precario beneficiario più per le divisioni altrui, che per la solidità delle proposte della sua coalizione (cfr. “La Prealpina” del 21 ottobre 2010, pag. 15).
Prendo atto che le mie Amministrazioni meriterebbero, a Suo dire, un cinque, cioè l’insufficienza; facciamo conto che sia vero (come non credo proprio lo sia) e valutiamo invece la votazione di 6- che si meriterebbe l’attuale governo cittadino.
Si tratta di una contraddizione da strabismo ideologico; infatti, nei primi sei mesi, questa soi disante nuova ed innovatrice Giunta si è distinta per un evidente immobilismo nella pratica e per un rutilante movimentismo nelle parole, di cui abbonda. Non si è ancora visto un progetto originale, ma soltanto l’inizio o la prosecuzione di progetti risalenti alle mie Amministrazioni, con qualche astuta inaugurazione in pompa magna per far credere di esserne gli autori. La sbandierata messa in sicurezza delle strade è, in realtà, una banale attività di manutenzione, di dubbia efficacia, che ogni Amministrazione ha sempre fatto; a questa si può aggiungere l’insistente e deviante richiamo a Palazzo Visconti, di cui non si sa che fare e con quali soldi, per distrarre l’opinione pubblica con abili manovre di propaganda ribattezzata partecipazione.
Se, quindi, un’Amministrazione consimile, che vive di eredità altrui e di segnali di fumo, si guadagna un 6-, come minimo, per logica, anche quelle precedenti si dovrebbero meritare la stessa votazione, per coerenza intellettuale.
A noi, senza false modestie, sembra invece che i risultati – senz’altro perfettibili, perché la perfezione non è di questo mondo – del decennio 1999-2009 siano quantomeno discreti; dubitiamo che la coalizione di cui il PD è l’anima preponderante sia invece in grado di arrivare presto ad un 7,5 – come preconizza il suo Segretario -; sicuramente non lo potrà fare con annunci infondati, come quello di voler riscattare il bilancio dalla sudditanza agli oneri di urbanizzazione: questo risultato, de facto, è stato già raggiunto, posto che la crisi generale e dell’edilizia in particolare ha ridotto ai minimi termini i proventi dall’edificazione, che è ferma, con la conseguenza che mancano i fondi anche per settori vitali del Comune.
Significativamente, al di là degli annunci di principio, questa Amministrazione non è stata in grado di dare una sterzata a sua immagine e somiglianza al bilancio, di cui non ha proposto alcuna importante variazione.

In questi frangenti, che da persone responsabili riconosciamo difficili per tutto il sistema Italia, eviteremmo pagelline improvvisate e di parte, che alimentano solo inutili quérelle in politichese, e ci applicheremmo di più all’amministrazione quotidiana, senza tanti sogni e con sano realismo.

Altrimenti, si sale in cattedra da Professori e si ritorna presto tra i banchi, da alunni.

domenica 17 ottobre 2010

Ricami (11): i revenants


Caduto Napoleone I, i nobili francesi noti come émigrés per essere fuggiti (e scampati) all’estero allo scoppiare della rivoluzione, rientrarono in patria, restituita alla sovranità assoluta di Luigi XVIII di Borbone, fratello del decollato Luigi XVI. Per loro, il mondo si era fermato al 13 luglio 1789, giorno antecedente la presa della Bastiglia, scoppio dei moti rivoluzionari: secondo gli aristocratici negazionisti, non era cambiato niente, la rivoluzione, la repubblica, il consolato, Napoleone e l’Impero non erano esistiti; la Francia se li doveva dimenticare, incominciava la restaurazione.
Furono chiamati revenants, dal plurimo significato di fantasmi, redivivi, ritornati.
Così dev’essere parso – siccome ieri udito durante la cerimonia per la consegna della Civica Benemerenza della Ciocchina e per il cinquantenario della concessione a Saronno del titolo di città – a taluni, ben aggregatisi alla nuova corte municipale, composta non solo dagli esponenti di maggioranza e dall’adattatosi apparato amministrativo, ma pure da tipiche figure funzionali, come l’aèdo aulico alla Corte di Vienna o il predicatore quaresimale alla Corte pontificia.
Una monumentale poetica vernacolare revenante ha rinnovato, previa rancorosa premessa, i fasti della democrazia partecipativa, come ai bei tempi anteriori all’odiato oscurantismo degli ultimi due lustri (un decennio, per fortuna, la metà di altri infausti ventenni, da cui ci protegge una sempre selettivamente invocata Costituzione evergreen): preclaro viatico per una Saronno futura che ha recuperato la sua genuina radice e, con essa, la sua salvezza.
Una brillante ed appassionata, giovanile cinquantenne – proclamata compendio dei nati nel 1960 - ha richiamato perentoriamente e con spirito profetico-missionario al radioso avvenire del velocipede.
Non avremmo potuto chiedere di più: ora sappiamo che a Palazzo, a Corte, si pensa paternamente a tutti noi, alla nostra educazione democratica e letteraria, alle nostre mobilità e motilità.
Peccato che non resterà traccia stampata di questi memorabili intenti, poiché il cinquantenario – per scarsità di mezzi – non sarà celebrato nemmeno con una piccola pubblicazione ad hoc, a quanto pare; resterà soltanto una modestissima, piccola targa in lucente similoro: eppure la Civica Sala Consiliare dedicata all’indimenticato Dott. Agostino Vanelli da un’Amministrazione à oublier avrebbe potuto ospitare una semplice lapide marmorea, a ricordo perenne di un evento di indubbia rilevanza nella nostra storia piccola, l’acquisto del titolo di città.

Accontentiamoci delle nozze coi fichi secchi, da strapaese.

In alternativa, per realizzare un volumetto commemorativo ed un ricordo lapideo, si potrebbe proporre una colletta, oggi così à la page.

Cerimoniale “democratico” e “cimici” convertite

La “cimice” (cimex lectularius), com’è noto, non è soltanto un fastidioso insetto “di pessimo odore, di colore fosco, che si annida nei letti, nel legname e ne’ buchi delle pareti” (così il Dizionario Etimologico di Ottorino Panigiani, 1907).

Durante il ventennio, veniva umoristicamente definito “cimice” il distintivo del partito allora unico. Il termine si è attestato, con significato dispregiativo, nell’uso della lingua viva, sicché ancor oggi è usato per descrivere sarcasticamente un segno distintivo, una rosetta (massime se portato all’occhiello) non gradita; vi è pure la “cimice” microspia, per definire un microapparecchio per intercettazioni ambientali.

Quando, nel 2000, introdussi un semplice distintivo raffigurante lo stemma del Comune di Saronno – consuetudine già presente da tempo immemorabile in gran parte dei Comuni italiani -, indossata dagli appartenenti all’Amministrazione e donata per cortesia a cittadini benemeriti, ad ospiti e, dal 2003, ufficialmente agli insigniti della Civica Benemerenza della “Ciocchina”, si alzarono grandi lai di disapprovazione e di scandalo da parte dell’allora opposizione di sinistra, che sulla propria stampa in piazza si esibì in acutissime e severe analisi tese a dimostrare la ridicolaggine podestarile di questo modesto segno della nostra comunità, immediatamente ribattezzato “cimice”, con sarcastica associazione al distintivo fascista.
L’acqua scorre lutulenta anche nel torrente Lura ed ecco che, anni dopo, con un’operazione di alta alchimìa transgenico-politica, la disprezzata “cimice”, una volta conquistato il Comune, miracolosamente diventa il venerabile simbolo della nostra città ed il neo-Sindaco si inventa uno stravagante cerimoniale per consegnare solennemente e con gesti scenografici il convertito distintivo ai Consiglieri Comunali ed agli Assessori nel corso di un’improbabile occasione, per certo non protocollare, all’inizio di un’ordinaria seduta del Consiglio.

Ovviamente, cambiata la mano appuntatrice del distintivo, l’odiata cimice si tramuta in epifanìa della restaurata democrazia ed i destinatari di esso la collocano grati, compunti e seriosi sul bavero della giacca.

Un “miracolo” progressista e solidale, che ricorda la taumaturgica imposizione delle mani agli scrofolosi da parte degli appena incoronati e consacrati Re di Francia a Reims. Ma anche Re Mida dal tocco d’oro impallidirebbe di fronte a cotanta trasformazione: la stessa “cimice” rievocativa del P.N.F. è oggi, per il nuovo cerimoniale del Comune di Saronno “riformato” secondo il rito obamico, il distintivo democratico di una comunità salvata, accogliente, partecipativa e solidale, miticamente progressista.

Un motivo di più per capire l’attualità della biblica confusione delle lingue (Genesi, 11, 1-9): Babele è ancora tra di noi, con la seduzione dell’uso spregiudicato e strumentale della parola.

sabato 18 settembre 2010

RUBRO SIGNANDUS LAPILLO


Dopo sei mesi fiacchi, contrassegnati da meri segnali di fumo, sboccia a metà settembre la vera stagione della nuova Amministrazione saronnese.
Le omiletiche ed ispirate esternazioni del Signor Sindaco, apparentemente innocue ed istituzionali, ispirate al suo inaspettatamente riconquistato ruolo (rectius: rango, come suole dire parlando di sé alla terza persona singolare), sono soltanto un velo nebbioso per mascherare un’inconsistente realtà, lo zoccolo duro della sua coalizione di sinistra, che – tuttavia – emerge in luce meridiana tramite le incontrollate ed inaspettate dichiarazioni del suo assessore Prof. Giuseppe Nigro.A dispetto del cognome, infatti, Costui risplende in una luce profondamente rossa e dimostra quanto il massimalismo di sinistra sia l’autentico abito mentale di molti che oggi ci governano.
Dice il Prof. Nigro: “I saronnesi sono troppo arrabbiati e individualisti c’è bisogno di cambiare la mentalità e riavviare la partecipazione, annullata da dieci anni con un alcalde-podestà che ha ridotto i cittadini ad attori di un cerimoniale”; prosegue: “Credo sia necessario pensare a diverse modalità di gestione della vita cittadina… Credo che, al di là delle opere che realizzeremo, a dare valore all’attuale amministrazione sarà proprio il nuovo clima, le nuove regole e la nuova modalità di fare politica che sapremo dare a Saronno”.Intenti chiarissimi, metodo schiacciasassi.
Dunque, l’obiettivo è la palingenesi, la rigenerazione dei Saronnesi, di cui si vuole cambiare la mentalità, combattere l’individualità in omaggio alla teoria delle masse, pudicamente ridefinita con il fatale sinonimo di partecipazione. Ovviamente al di là delle opere che si realizzeranno, perché preme anzitutto erudire il pupo, creare l’uomo nuovo, dopo due lustri di presunto oscurantismo.
In questo sinottico manifesto etico-politico, trovano naturalmente posto privilegiato il dileggio e lo sprezzo per chi c’era prima; con il ricorso allo stantìo e facile strumento dell’offesa, in mancanza di altri argomenti, si ingiuria il Sindaco dal 1999 al 2009, dipingendolo – con sottile richiamo subliminale – quale un alcalde (che cosa c’entri il vocabolo spagnolo non si capisce; probabilmente è stato usato con significato sarcastico da repubblica delle banane) e, in più, come podestà (qui si capisce benissimo dove l’ìnclito Esternatore voglia andare a parare: all’associazione con il fascismo del suo avversario-nemico, liberamente eletto due volte dai Saronnesi; sillogismo semplice semplice, di cui si nutrono gli studiosi di filosofia: i podestà fascisti annullavano la partecipazione; l’alcalde-podestà ha ridotto i cittadini ad attori di un cerimoniale; l’alcalde-podestà è dunque fascista).
Non vale la pena di restituire pan per focaccia, stante l’evidente infondatezza di consimili contorcimenti verbali, sulla cui portata offensiva sorvoliamo senza fatica (pur manifestando sorpresa e meraviglia per la fonte, del cui equilibrio non avevamo finora mai dubitato).
Piuttosto, vale la pena di sottolineare l’irragionevolezza e la contraddittorietà di simili improvvisate dichiarazioni, che fanno a pugni con precedenti, pubbliche considerazioni di tutt’altro tenore.
Per esempio, ecco come si pronunciava l’Assessore Nigro in Consiglio Comunale il 6 luglio scorso (due mesi fa!), presentando la delibera di aggiornamento del Piano Territoriale degli Orari, l’operazione “Tempi della Città” nata per iniziativa dell’alcalde-podestà nello scettismo dei più: “Questa delibera ci consente di affrontare un tema piuttosto importante per la nostra città… Il piano territoriale degli orari consta di scelte pregresse delle amministrazioni scorse piuttosto importanti che hanno portato alla definizione di azioni che hanno teso a migliorare la qualità della vita della popolazione saronnese. Ringrazio per le osservazioni e i suggerimenti quanto mai opportuni (si riferisce al mio intervento in Consiglio Comunale). Quanto fin qui avvenuto per quanto riguarda i Tempi della città, credo di averlo già espresso in altre circostanze, merita una valutazione assolutamente positiva, quindi quando le cose sono state impostate e fatte con spirito e metodo positivi vanno recepite e implementate, le cose positive non vanno messe in discussione ma vanno semmai valorizzate. Quindi in buona sostanza concludo dicendo che siamo sicuramente un Comune virtuoso da questo punto di vista”.
Si trattava di un progetto connotato da una fortissima forma di partecipazione dei cittadini e delle categorie, che infatti vi hanno aderito con entusiasmo, con il successo della giornata del cittadino e del piedibus esteso a decine e decine di scolari.
Allora, l’alcalde-podestà riduceva i cittadini ad attori di un cerimoniale o ne fomentava l’attiva partecipazione per migliorare la qualità della vita della popolazione saronnese, secondo le parole dello stesso odierno detrattore?
Parimenti, il Signor Sindaco si è espresso ripetutamente in pubblico e in privato in modo esornativo su un’altra iniziativa di partecipazione voluta dal suo predecessore alcalde-podestà e che continua a coinvolgere moltissimi Saronnesi: il gemellaggio con Challans. Al ritorno dalla ville jumelle, il Signor Sindaco ha dichiarato con entusiasmo di avere vissuto un’esperienza meravigliosa, di popolo, cosicché ci sarà uno sforzo da parte dell’Amministrazione per mantenere vivo il Comitato di gemellaggio e per ampliarne l’attività, per offrire una grande opportunità ai nostri studenti ed anche al nostro commercio.
Il gemellaggio fu snobbato e da qualcuno addirittura deriso o visto come presunta occasione di allegre vacanze per gli allora Amministratori, misconoscendone la fatica per far decollare e consolidare l’iniziativa, ben presto confortata da una massiccia partecipazione di cittadini: ora viene magicamente riscoperta e valorizzata; evidentemente, era meritoria; sentiremo come risponderà il Signor Sindaco ad un’interpellanza in punto.
Fermiamoci qui, per ora: dobbiamo solo rilevare, da ultimo, che la provvisoria apertura di credito data alla nuova Amministrazione da parte nostra con ragionevolezza e responsabilità si sta purtroppo annullando rapidamente di fronte alla realtà di una Giunta che annaspa e non produce nulla: sinora ha solo “amministrato” ciò che le è stato lasciato (e finanziato), magari assumendosene il merito con astute cerimonie, ovviamente più belle perché definite popolari; non ha ancora prodotto nulla di originale, si è limitata – per inerzia – alla continuità ed alle molte parole.
Ma la parola non basta, occorrono i fatti, le azioni, le opere; i Saronnesi si aspettano queste, non i rattoppi a macchia di leopardo nelle strade (destinati a sgretolarsi ai primi geli) o i Vigili in bicicletta (bella novità, ne erano dotati da anni, anche di velocipedi elettrici!), altro che nuovo clima (ovviamente indipendente dalle opere, come vagheggia l’Assessore Nigro, mettendo le mani avanti).
Contano i fatti; nelle parole, specialmente nei paroloni ispirati, la sinistra è vincente; nella concretezza dimostra di avere già perso.
Buona fine settimana!