giovedì 8 settembre 2011

Ricami (50): Saronno Servizi divorata dalla "politica"


Siamo portati per natura a supporre che gli aspiranti alla santità e chi l’abbia già conseguita per ragioni onomastiche siano scrupolosamente veritieri e dediti alla trasparenza.
D’altra parte, per habitus professionale, abbiamo l’abitudine di fondare ogni giudizio su documentazione provata.
Proprio dal confronto di documenti e dichiarazioni, spesso spuntano – inesorabili – le discrepanze.
A comprova, la lettura delle esternazioni sindacali ed assessorili in merito alla situazione di Saronno Servizi s.p.a. ci ha portato a smentire la nostra supposizione iniziale.
Com’è noto, ben tre Consiglieri su cinque del Consiglio d’Amministrazione di Saronno Servizi s.p.a. – nominato nemmeno un anno fa – si sono dimessi, sicché l’intiero Consiglio viene travolto dal venir meno della maggioranza dei suoi componenti (tutta riferibili all’attuale provvisoria maggioranza).
Secondo il Santo, Assessore al Bilancio, infatti, «tale scelta era stata presa per razionalizzare i costi della politica e delle strutture amministrative»: insomma, un gesto encomiabile e di grande significato.
Il Sig. Sindaco, per contro, imporporito dall’imbarazzo, non ha osato negare che ci fossero incomprensioni tra i Consiglieri (tutti di maggioranza) del C.d.A., sicché, pudicamente, ha comunicato che «per il bene della società, dopo diverse discussioni si è ritenuto di chiedere ai componenti di rimettere il mandato». E motiva ambiguamente: «D'accordo con gli altri comuni che fanno parte della società contiamo di avere presto un nuovo consiglio di amministrazione, forse anche di tre membri, in maniera di tagliare ulteriormente i costi».
Dunque, le massicce dimissioni sono state date per il bene della società: se ne deve dedurre, quindi, che quel C.d.A., per dissidi interni, si dedicava più a lotte intestine che all’amministrazione seria e proficua della società, per il suo bene?
Per capire meglio, ci siamo immersi nella lettura dei verbali delle sedute del C.d.A. nouvelle vague di Saronno Servizi, ammirati per il linguaggio sontuosamente tecnico e difficile, infarcito di termini inglesi oggi alla moda, degno di veri manager; al di là di ciò, abbiamo capito, direttamente e senza la mediazione delle interpretazioni sindacal-assessorili.
Dunque, lo sbandierato taglio dei costi è la foglia di fico che non riesce a nascondere una litigiosa realtà, che appare in tutta la sua crudezza dagli stessi verbali delle riunioni del dimesso Consiglio; eccone una piccola cernita, tratta dai verbali stessi:
-          16 febbraio 2011: approvazione del nuovo organigramma aziendale e riorganizzazione: la proposta del Presidente viene approvata a maggioranza, tre contro due (di cui uno «dichiara il proprio dissenso rispetto ad un organigramma all’interno del quale siano affidate attribuzioni a soggetti che egli ritiene non qualificati  e sostiene che l’organigramma risulta squilibrato»);
-          7 marzo 2011: il verbale della seduta precedente è approvato a maggioranza, tre contro due (di cui uno si astiene e l’altro «chiede che venga messa a verbale una propria dichiarazione di voto, il cui testo, dattiloscritto e sottoscritto, consegna contestualmente al segretario», scontento di quanto verbalizzato);
-          15 aprile 2011: approvazione del bilancio di esercizio al 31.12.2010: un Consigliere «dichiara di dissentire rispetto all’assoggettamento dell’approvazione del bilancio a procedura di controllo analogo»;  il Presidente «riafferma la piena legittimità del proprio operato»; un altro Consigliere «esprime le proprie riserve in ordine alla perdurante mancanza, alla data, di un bilancio di previsione che rappresenti il tendenziale andamento aziendale per l’anno 2011». Il bilancio è approvato con un’astensione;
-          28 giugno 2011: 4° punto all’o.d.g.: un consigliere «esprime una decisa censura in ordine all’operato del Presidente e dichiara di avere preso personalmente contatto con (omissis) al fine di ottenere chiarimenti e di avere acquisito dallo stesso un documento»; il Presidente «dichiara la propria perplessità circa il fatto che la richiesta di chiarimento non fosse stata richiesta dal Consigliere allo stesso Presidente e soprattutto circa il fatto che il Consigliere, essendo entrato in possesso di documenti che sarebbero stati prodotti ad uso della società, abbia omesso di protocollarli, trattenendoli in via personale ed esclusiva»; il medesimo Consigliere «reitera la censura, di cui chiede venga messa a verbale espressa menzione».
Basta così! Ne emerge un clima di sospetto, di sfiducia reciproca, di invasioni di campo, di dissensi sugli atti fondamentali della società che non ha impedito, tuttavia, di introdurre una nuova consulenza per il controllo di gestione del costo di € 30.000,00 annui (più oneri di legge) e di ampliare un’altra consulenza, raddoppiandola ad € 50.625,00 annui (più oneri di legge), nonché di mantenere quelle già in corso (sedute del 13 e 23 dicembre 2010, periodo natalizio, di cadeaux e cotillons).
Ma i contrasti non si limitavano a quelli tra consiglieri; ce n’era un altro, radicale e di metodo, con il Comune di Saronno, socio di pressoché totale maggioranza; infatti, la filosofia consiliare era ben espressa nel verbale del 16 febbraio 2011, in cui si dichiarava perentoriamente che «il Consiglio, nella sua composizione collegiale, resta sempre il dominus (sic) dell’azienda, come tale titolare di un potere di indirizzo, supervisione strategica, verifica della corretta gestione degli assetti strutturali e del loro funzionamento»; ci permettiamo di notare che il dominus di una persona giuridica qual è un società per azioni è l’assemblea dei soci, che sono i proprietari della società, massime quando i soci sono dei Comuni, i cui rappresentanti sono solo quelli legittimamente eletti dai cittadini; il C.d.A. è un organo esecutivo; qualcuno l’avrebbe dovuto dire ai Signori Consiglieri...
Per l’appunto, l’ìnclito Assessore Santo, all’assemblea della società del 19 maggio 2011, si esprimeva così: «circa le difficoltà presenti all’interno del Consiglio, come segnalate dal Presidente, precisa che la disciplina della società ed il rapporto della stessa con l’Amministrazione Comunale sono influenzati dagli artt. 2497 e ss. del codice civile, riguardanti la direzione e il coordinamento di società, oltre che dalle regole sul controllo analogo previste dalla normativa pubblica». Proseguiva: «vi è dunque, in determinate situazioni, una necessitata prevalenza delle scelte dei soci su quelle dell’Organo Gestorio, stante che, attraverso l’obbligatoria previsione statutaria del controllo analogo, la relazione tra i soci e la società risulta riconducibile ad una forma di delegazione interorganica». Pertanto, concludeva piamente: «Tale peculiare modalità di conduzione della società ha creato un confronto molto serrato all’interno del Consiglio d’Amministrazione, che ci si augura possa presto sfumare» e chiosava: «resta il fatto che occorre che la società sia messa in grado di funzionare nell’interesse dei soci ed a tal fine è necessario che il problema venga risolto in radice sul piano politico (sic!)».
Al di là del linguaggio semiesoterico, in altre parole si riconosceva apertamente il contrasto all’interno del C.d.A.; il contrasto di questo con il Comune-socio; la rivendicazione del Comune-socio di dire al C.d.A. che cosa fare; altro che Consiglio = dominus dell’azienda! Mera cinghia di trasmissione di decisioni prese altrove, dalla politica, perché il Consiglio doveva ancora «essere messo in grado di funzionare»….
Il cit. Assessore, comunque, ha pure trovato il tempo di «dichiarare la propria soddisfazione per il risultato di bilancio (2010), che presenta un utile dopo due anni di chiusura in perdita che avevano creato difficoltà al bilancio comunale».
E qui pecca di omissione e di guasconeria (pensieri, opere ed omissioni), reiterate in altre dichiarazioni alla stampa rese con il turibolo fumigante pro se ipso: dimentica, infatti, l’ìnclito, che il “suo” C.d.A. ha “gestito” la società per pochi mesi nel 2010 (occupandosi di organigrammi, studi, approfondimenti, consulenze e… contrasti) e che il bilancio previsionale del 2010 era stato approvato dal precedente C.d.A., che aveva, appunto, già previsto un utile di circa € 40-50.000,00!
La previsione altrui è stata dunque rispettata, non certo per merito dei nuovi arrivati; ma l’Assessore ne mena vanto, anche se, il 19 maggio 2011, deve riconoscere che «occorre che la società sia messa in grado di funzionare nell’interesse dei soci», mentre il Sig. Sindaco, come riportato all’inizio, ha ammesso che «per il bene della società, dopo diverse discussioni si è ritenuto di chiedere ai componenti di rimettere il mandato».
Bellissimo risultato di questa Amministrazione e di questo C.d.A. presentato come «una squadra di esperti, preparati e non politici» (sicuramente un ex segretario cittadino dei D.S. – di per sé degnissima persona - non rientra nella categoria dei politici…..):  siamo a 11 a 1; il precedente Presidente ha amministrato Saronno Servizi per 11 anni, raddoppiando più volte il fatturato; l’attuale è durato neanche un anno, come il suo superbo, intellettuale e manageriale C.d.A., che non ha fatto nulla di originale e, tra l’ansia di epurare il pregresso e la litigiosità inerna, si è limitato all’ordinaria amministrazione per fortuna affidata a capaci funzionari.
Siamo tornati ai governi balneari, alla faccia della stabilità.
Saronno Servizi s.p.a può aspettare e schiacciare un pisolino, mentre i nostri (provvisori) strateghi e reggitori di sinistra si perdono in discussioni poiché, secondo il Sant’uomo, «è necessario che il problema venga risolto in radice sul piano politico».
Impressionante.
In che mani siamo finiti?

domenica 4 settembre 2011

Ricami (49): gli smemorati di Villa Gianetti

  
Dal sito del Comune apprendiamo che domenica 25 settembre 2011, dalle ore 16.00, in occasione delle giornate europee del patrimonio, si riscoprirà Villa Gianetti.
Nel volantino illustrativo della manifestazione, si ricostruisce la storia, anche la più recente, della Villa: “Dopo un periodo di sottoutilizzo, il complesso fu compiutamente ed adeguatamente restaurato, anche grazie alla passione e competenza, con cui seguirono i lavori tutti i funzionari del Settore Stabili dell’Assessorato alle Opere Pubbliche, e nel 2003 poté essere recuperato a nuove funzioni pubbliche”.
Parole lievi ed esornative: quello che viene ricordato come “sottoutilizzo”, in verità, va letto come “totale abbandono”, allorquando la Villa fu lasciata in balìa di chiunque, al punto che parte dei pregiati pavimenti di legno furono bruciati in allegri fuocherelli dagli sbandati che vi trovavano ricetto (senza nulla togliere al grande impegno dei funzionari comunali, davvero encomiabile, quei lavori sono orfani,  non si sa da chi furono voluti e seguiti con altrettale impegno e passione; non certo da chi oggi li esalta, che erano di tutt’altro avviso).
Nel 2000/2001, utilizzando parte del cospicuo lascito involontario dell’Amministrazione di sinistra (c’erano 7 miliardi di lire rimasti da anni inutilizzati nelle pieghe del bilancio), la mia prima Amministrazione decise di por mano ai restauri di Villa Gianetti.
Come non rammentare i sarcasmi dell’allora opposizione? Sinceramente, solo l’attuale Sindaco si distinse per onestà intellettuale parlando di “scelta coraggiosa”; ma i suoi compagni d’avventura, non la mandarono giù: con toni sdegnosi, qualcuno definì il progetto di basso profilo, tanto che sarebbe stato meglio lasciare la Villa così com’è (in rovina!); altri, oggi potentissimi, preconizzarono che, dopo i restauri, Villa Gianetti restaurata sarebbe stato uno scatolone vuoto.
Si è visto! Oggi, auspice l'ìnclita provvisoria Amministrazione (I.P.A.), Villa Gianetti è un gioiello del patrimonio, meritevole di visite popolari.
Finalmente se ne sono accorti… E magari non rideranno più, con la consueta albagìa di snob antropologicamente superiori, del lavoro fatto da altri o dei begli arredi liberty donati da un benemerito Concittadino (infatti, come si scrive nel cit. volantino, “la storica e nobile Casa, è divenuta degno luogo di rappresentanza della Città”).
Magari non si turberanno più se gli anni dell’abbandono di Villa Gianetti furono da me definiti colpevoli, come scrissi a bella posta nell’epigrafe commemorativa dell’inaugurazione avvenuta il 2 giugno 2003 (incluso il restauro della bella Madonna sulla facciata, che era stata oggetto di scherno e di sputacchiamenti, per i quali talune devote al centro-sinistra avevano sollevato un’indecorosa polemica nei miei confronti e non verso chi la Villa aveva così ridotto a furia di chiacchiere e di funambolici progetti…):

DOMUS  HAEC   PRAECLARA
MULTOS  PER  ANNOS  MUNICIPALES  AEDES
EX  HOMINUM  AC  TEMPORIS  INCURIA  EREPTA
SERONIENSIUM  CIVIUM  COMMODITATI
LARGE  EFFUSEQUE  RESTITUTA
ANNO  DOMINI  MMIII  MENSE  IUNIO  DIE  II
LVII  AB  ITALICA  REPUBLICA  CONDITA (*)

(*) “Questa nobile casa, per molti anni sede del Municipio, strappata all’incuria degli uomini e del tempo, con larghezza ed abbondanza fu restituita all’uso dei concittadini Saronnesi il giorno 2 giugno dell’anno 2003, nel 57° anniversario della fondazione della Repubblica Italiana”.

L’inaugurazione fu un vero evento, dei Saronnesi, più che degli Amministratori (si veda “Città di Saronno” – oggi il periodico non c’è più… - del luglio 2003). Fu anche l’occasione per inaugurare il piccolo, ma delizioso Centro Studi sul Chiarismo intitolato al saronnese pittore Francesco De Rocchi, alcune opere del quale, per la generosa munificenza della figlia Pier Rosa, sono tuttora esposte in comodato presso Villa Gianetti: così – oggi – lo descrive il cit. volantino con sorprendente entusiasmo:  “Particolarmente significativo è stato l’insediamento di una struttura museale dedicata al movimento pittorico assunto a notorietà come Chiarismo e ciò per ricordare un importante esponente di tale espressione artistica: Francesco De Rocchi, nato a Saronno nel 1902 e ivi sepolto, nel cimitero maggiore”.
Villa Gianetti, dunque, è tornata a risplendere da qualche anno; i suoi giardini, a breve, a quanto si apprende, saranno anche dotati di un impianto wireless, ciliegina su una bella torta, di cui mi compiaccio: segno dei tempi e segno dell’importanza che la Villa ha riconquistato nel cuore dei Saronnesi.
Confortato da tante conversioni postume di illustri smemorati, concludo rinfrancato con le parole che scrissi nel 2003 per il recupero della Villa Comunale: “Tanti eventi si sono succeduti in questo edificio, da quando, acquistato nel 1923 per essere destinato a sede municipale, ha ospitato per quasi settant’anni il Comune, conquistandosi un posto d’onore nei riferimenti precisi dei Saronnesi; qui si sono alternate Amministrazioni ed Amministratori, qui si sono segnate le tappe fondamentali della nostra vita civica: questa vecchia Signora torna alle origini; abbiamo saldato un debito con le generazioni che ci hanno preceduto; tocca ai Saronnesi, d’ora innanzi, rendere viva e frequentata la loro casa. Non dubito che sarà così; personalmente, sono orgoglioso per quanto fatto, con spirito di… saronnesità e di affetto per la nostra città”.
L’orgoglio mi è rimasto (anche per Piazza Santuario, oggi ridotta a parcheggio; per Piazza San Francesco; per la Civica Sala Consiliare “Vanelli”; per i pennoni in piazza Libertà; per l’auditorium “A. Moro” restaurato; per il quadrato militare al Cimitero; ecc., ecc.).
Chissà quali sentimenti albergano in chi è di memoria corta e si deve accontentare di magnifiche realizzazioni, come un lussuoso ricovero per biciclette in Municipio e poco più: in un anno e mezzo, non s’è visto altro; tante parole, obamicamente ispirate, invece, sì. 

mercoledì 31 agosto 2011

Lampi (17): Quaresima e Ramadàn


Si è concluso il mese penitenziale di Ramadàn, seguìto con grande concorso di popolo e devozione dai fedeli dell'Islàm, in tutto il mondo e anche in Italia. 
Pure a Saronno, stando ai resoconti giornalistici, una folla di 1.200 persone ha pregato insieme in un'improvvisata moschea, largamente pavesata con le bandiere tricolori italiane. 
A Milano, la caritatevole Vice Sindachessa ha partecipato al rito e le è parso bene farlo, come testimonianza, con tanto di capo vistosamente velato.
E' proprio vero che i tempi cambiano: quanti Italiani, teoricamente quasi tutti cristiani, si ricordano della Quaresima? La Pasqua ridotta ad occasione di ponte lungo, vanificata la memoria del pilastro della Fede: la Risurrezione.
Oggi si parla quasi solo di ramadàn, anche al bar; ricorrenza entrata nel linguaggio comune; la quaresima è solo un impiccio, con il suo modesto digiuno, non più osservato (siamo tutti moderni e laici, qualcuno si definisce cattolico adulto, sempre in prima fila per l'integrazione - in quale senso non si sa).
Intanto, le chiese sono vuote, le moschee - anche quelle provvisorie - sono strapiene, con tantissimi bambini.
Non ci resta che imparare, altrimenti, nel giro di poche generazioni, dei cristiani non resterà neppure la testimonianza e il capo velato dominerà (solo per le donne, scil.). 

martedì 30 agosto 2011

Ricami (48): miracoli dell'I.P.A.


Rientrato da poche ore, ho rotto il voluto digiuno da web e, entrato in internet, ne ho già lette delle belle, come questa del 19 agosto su "La Provincia di Varese":
"SARONNO Controlli della polizia locale in via Sampietro. I vigili, muniti di autovelox, hanno passato al setaccio le auto in transito per verificare il rispetto del limite dei 30 km/h. La scelta di via Sampietro non è stata casuale, si tratta di un lungo rettilineo dove spesso le auto sfrecciano oltre il limite. Quattro multati su un campione di 41 veicoli registrati. I controlli proseguiranno anche nei prossimi giorni, verrà utilizzato anche un telelaser".
Da una parte, c'è da compiacersi per la coerenza dell'Illuminata Provvisoria Amministrazione (I.P.A.): affinché i suoi premiati e virtuosi provvedimenti non si riducano ad inoffensive ed ingarbugliate grida manzoniane, ha finalmente deciso di sanzionare. Per di più, in una strada ideale per il trabocchetto, Via Sampietro, com'è noto larga, dritta, già "rallentata" da un semaforo con corsia rialzata, dove - come annota l'arguto cronista - spesso le auto sfrecciano oltre il limite.
Sì, SFRECCIANO, magari a 40 all'ora, con notevoli difficoltà a mantenere la velocità entro i 30 proprio per la configurazione della strada.
Sempreché - naturalmente - viaggiare a 40 all'ora significhi "sfrecciare": i 130 km/h consentiti sulle autostrade, a paragone, rappresenterebbero una velocità spaziale...
Mi capita spesso di transitare per Via Sampietro ed ho segnalato più volte le disavventure in cui sono incorso per il mio rigido rispetto dei 30 all'ora: dai gesti volgarmente significativi di chi mi superava alla favolosa andatura di circa 40/h, alle strombazzate di clacson, ai pittoreschi inviti a... (la decenza impedisce di riferire).
Tié, mal gliene incolga a chi insiste a correre a 37/38 all'ora, la nostra beneamata I.P.A. finalmente li colpisce nei portafogli! Si vergognino, costoro, di violare così gravemente un ordine tanto saggio; anzi, costoro, pentiti per l'antisocialità del loro comportamento, si rendano fautori di un'ulteriore diminuzione della velocità consentita, sino a 8 all'ora - come ho visto a Stra (PD): un bel cartello imponeva infatti tale regime. Ma sul Canale del Brenta, a barche e battelli...
Vista l'abbondanza di nuova segnaletica pro trenta sia orizzontale, sia verticale, che la benemerita I.P.A. ha fatto posare negli scorsi mesi estivi, così da rendere plasticamente incarnato nel tessuto urbano il premiato divieto, mi sono confortato: in Consiglio Comunale (e purtroppo in gran parte è vero), i nostri Reggenti piangono miseria una volta sì e un'altra di più, perché non ci sono soldi a causa delle manovre governative taglia-fondi.
Evidentemente, la nostra I.P.A. ha reperito una fonte nuova ed abbondante di entrata, giacché la segnaletica ha un costo (materiali, posa in opera), massime quando se ne abbonda; anche l'immaginifico telelaser avrà - si suppone - un costo di listno (come lo ebbe il faraonico deposito per le biciclette dei dipendenti comunali presso il Municipio) .
Poiché ci si rifiuta di credere che siano stati sottratti fondi ad interventi più urgenti, sorge il legittimo sospetto che le nuove risorse derivino dalle contravvenzioni... 
L'I.P.A. ha scoperto la quadratura del circolo, il rimedio miracoloso: crea i divieti e li alimenta con le multe? Da premio No-bel!
Un virtuosismo esemplare.
Chissà perché - però - l'ìnclita I.P.A. non è altrettanto solerte, p.es., nel far rispettare la chiusura al parcheggio di Piazza Santuario - ormai sempre aperta e piena di autovetture (e addirittura di torpedoni), benché un cartello di divieto di accesso sia sempre presente (e la catena? Che fine ha fatto? E' arrugginita? E i paletti atterrati?) -: con quali soldi farà riparare i tanti guasti apertisi nella delicata pavimentazione adatta alla monumentalità del sito a causa dell'eccesso di frequentazione di mezzi meccanici? 
Questo divieto non piaceva a Qualcuno, che minacciò manifestazioni di piazza; ora che Qualcuno puote, si sciolgono le catene? La piazza dei... miracoli?
A presto.  

giovedì 11 agosto 2011

L'Italia conquista l'argento mondiale nel tchoukball



Complimenti vivissimi ai bravi giocatori della NAZIONALE DI TCHOUKBALL
 che hanno conquistato la medaglia d'argento
ai Campionati Mondiali a Ferrara lo scorso 7 agosto!

Ricami (47): viabilità, memoria storica e salti sul carro



Rientrando da una gradita vacanza termale, ho imboccato, con curiosità, la nuova uscita di Origgio-Uboldo dell’autostrada per Como. I lavori seguono incessantemente, la terza corsia si avvia ad essere una realtà, come giustamente sottolineano il Presidente Formigoni e l’Assessore Regionale Cattaneo; il nuovo accesso di Origgio-Uboldo è pressoché pronto, addirittura in anticipo sui tempi: segno che, quando si vuole, anche le opere pubbliche possono rivelarsi un esempio di buona amministrazione.
Dalla rotatoria tra Origgio e Saronno, al termine di Via Parma, presso un motel, ho percorso Viale Europa e Viale Lazzaroni, in direzione di Via Varese ed ho riflettuto sui cambiamenti viabilistici degli ultimi anni: un sistema completo di rotatorie, il peducolo tra Viale Lazzaroni e Via Varese oltre alla nuova uscita autostradale di Origgio-Uboldo. Non è poco!
Ho anche ripensato alla vera e propria lotta che ho dovuto combattere qui e a Roma, al Ministero dei Trasporti, perché si arrivasse finalmente all’approvazione della nuova uscita autostradale, con una progettazione il meno possibile invasiva: una lotta innescata dai furibondi comportamenti contrari dell’allora maggioranza ultrasinistra ed archeoambientalista che reggeva il Comune di Uboldo (i cui esponenti giunsero a tappezzare Saronno con manifesti in cui il Comune di Uboldo diceva peste e corna del Sindaco di Saronno): lotta, peraltro, nemmeno supportata dalla minoranza consiliare saronnese di sinistra (che oggi è maggioranza e ci dispensa i trenta all’ora), la quale – dopo non essere riuscita a bloccare il progetto con l’ennesima richiesta di ulteriori approfondimenti, studi, commissioni, ecc. (il porto delle nebbie e delle ciacchiere), non ebbe il coraggio di votare contro (per non disprezzare il comune sentire dei Saronnesi), ma si limitò ad un’ipocrita astensione (a partire dalle quattro rotatorie di Via Novara-Varese-Lazzaroni-Europa – cfr. il verbale del Consiglio Comunale del 25 settembre 2007).
I risultati sono sicuramente positivi e, con il completamento delle grandi opere in corso (Pedemontana, Varesina-bis, ampliamento dell’autostrada), saranno ancora migliori e soddisfacenti per il nostro trafficatissimo nodo viario; anche la rotatoria di Via Piave/Viale Lombardia sta dando i suoi frutti, in connessione con tutto il sistema di rotatorie che è stato realizzato e/o programmato a Saronno nel decennio 1999-2009.
Le inaugurazioni (come quella della rotatoria presso la Rotonda, con tanto di locomotiva) le fanno e faranno altri, debitamente infasciati; hanno la fortuna di approfittare della conclusione di ingenti interventi pubblici voluti  con forza e determinazione dai loro predecessori; oggi, forse, costatane la lungimiranza, i nostri illuminati reggitori di sinistra voterebbero a favore, non si limiterebbero più a timide astensioni, sotto pressione degli scatenati compagni uboldesi.
I fatti – tuttavia – parlano da soli, così come la memoria non si offusca: la nostra no di sicuro.
Come il cittadino saronnese che, tempo fa, così mi ha scritto: “con le rotonde all'altezza del Blockbuster e quelle dell'Esselunga per andare al lavoro tra andata e ritorno passo un quarto d'ora in macchina in meno. Il che significa un quarto d'ora di macchina spenta al giorno. Il che significa un quarto d'ora di inutile traffico in meno, un quarto d'ora di vita in più. Su 300 giorni lavorativi.... ad un quarto d'ora al giorno, lo sa che sono quasi 3 giorni di vita?
Quelli sì che sono interventi pro qualità della vita, pro qualità dell'aria ecc. ecc.”.
Buon viaggio, senza salti sui carri altrui.   

Tra le Alpi della Rezia